Luigi Livi – San Michele al Fiume.
Riferisce dei suoi contatti con l’ assessore provinciale ai trasporti Lucarini e della sua diretta esperienza di pendolare.
La nostra provincia spende 15 milioni di euro l’ anno per il pubblico trasporto (tanto incassa l’azienda Adriabus) per fornire il servizio a un totale di 25.000 passeggeri. Di questi, 18.000 sono studenti, che inevitabilmente sfruttano solo poche corse giornaliere in orari e calendario evidentemente limitati. La gran parte delle corse invece sono fruite solo da 7.000 persone, con evidente spreco di mezzi che viaggiano vuoti o quasi.
Va anche considerato che il territorio della nostra provincia è “complicato” per la mobilità: i potenziali fruitori del trasporto pubblico sono sparsi in vasti spazi fra colline, piccoli borghi e strade di raccordo fra le vallate.
A parole tutti perseguono lo stesso fine: Adriabus, gli Enti Pubblici e le associazioni di consumatori. Si tratterebbe, in pratica, di economizzare e fornire servizi: si discute e si è tutti d’ accordo ma, soprattutto dopo i nuovi orari in vigore dal 15 giugno 2008, sempre meno persone utilizzano il trasporto pubblico.
Sembra quindi impossibile fare qualcosa, o portare avanti qualsiasi iniziativa o battaglia, visto che le controparti che dovrebbero dare risposte e soluzioni, a parole sono sempre completamente d’ accordo con chi avanza critiche o proposte.
Ciò che viene praticata dalle autorità si potrebbe definire “ipocrisia scientifica”, ovvero una tattica ragionata per mettere a tacere, spesso con l’indifferenza, chi critica o contesta.
La realtà è chiara: 2 ore e 1 quarto per andare da Pergola a Pesaro (62km), difficoltà a munirsi di biglietto e alto costo.
Anche dopo l’ istituzione di Adriabus (società di facciata, dietro cui rimangono i precedenti gestori che difendono i propri interessi e le proprie “tratte”), anche dopo il nuovo piano (cosiddetto del “cadenzamento”) in vigore dall’ estate scorsa, le automobili sono in continuo aumento.
E’ questa la vera emergenza: fermare le automobili. Ogni automobile in circolazione per ogni chilometro percorso emette 1,5 hg di CO2. Se questa sostanza fosse visibile come farina, ci accorgeremmo di esserne sommersi per molte centinaia di metri sopra le nostre teste. Occorre quindi un trasporto efficiente ed intelligente, che invogli a fermare le automobili il prima possibile in punti di raccolta, muniti di ampi parcheggi, biglietteria e limitando il trasporto privato al raggiungimento di tali punti.
La proposta all’ Odg di abbonamenti gratis in cambio della patente, non sembra una ipotesi praticabile, per un semplice motivo:
l’auto privata è necessaria, vista la conformazione del nostro territorio, per recarsi al “punto di raccolta” e salire in corriera. Infatti un pubblico trasporto capillare che si introduca in tutti i luoghi abitati della nostra provincia costerebbe una cifra enorme e creerebbe un grande spreco di mezzi e carburanti.